Trattamento delle acque reflue: depurazione collettiva e non collettiva

Aggiornato il mercoledì 27 dicembre 2023

Quasi il 20 % della popolazione non è allacciato alla rete pubblica di raccolta delle acque reflue e deve essere dotato di impianti di trattamento non collettivo delle acque reflue (ANC), particolarmente adatti nelle zone a insediamento sparso.

Quali sono le norme in materia di trattamento delle acque reflue?

Gli impianti di trattamento non collettivo delle acque reflue (ANC) difettosi o mal mantenuti possono presentare importanti rischi sanitari e ambientali. Situati a monte di zone sensibili e urbane, essi incidono sulle risorse di acqua potabile.

Ogni abitazione deve essere dotata di un sistema di trattamento delle acque reflue non inquinante.

  • Questo sistema è detto "collettivo" quando l’abitazione (o l’immobile) è allacciata alle fognature mediante una rete comunale di trattamento delle acque reflue.
  • È detto "non collettivo" quando l’abitazione (o l’immobile) non è allacciata a una rete comunale. In tal caso l’abitazione (o l’immobile) deve essere dotata di un impianto "autonomo" (fossa o altro) per trattare individualmente le proprie acque reflue domestiche.

Il problema del trattamento non collettivo delle acque reflue è oggi di attualità in seno alla Comunità europea e il notariato collabora al gruppo di lavoro sulla normativa con il Ministero della transizione ecologica e solidale e il Ministero delle solidarietà e della Salute, apportandovi la propria competenza.

Prima di acquistare o vendere un bene, non esitate quindi a consultare il vostro notaio per conoscere i vostri diritti e obblighi. Egli vi consiglierà per evitare qualsiasi contenzioso.

Acque reflue: quali obblighi di allacciamento al trattamento collettivo?

Occorre prendere in considerazione 3 ipotesi:

  • al momento della domanda di un permesso di costruire in una zona non servita dal trattamento collettivo,
  • al momento della riqualificazione di un impianto non conforme,
  • al momento della vendita di un bene dotato di un impianto di trattamento non collettivo (ANC),

Una particolarità: quando un impianto di trattamento collettivo è presente al confine della proprietà.

Allacciamento al momento del deposito di un permesso di costruire


Possono essere collocate in zona di trattamento non collettivo le parti del territorio di un comune nelle quali l’installazione della rete fognaria non si giustifica, o perché non presenterebbe interesse per l’ambiente, o perché il costo sarebbe eccessivo rispetto a sistemi individuali che assicurano un livello identico di trattamento (fosse o altri procedimenti).

Il rilascio di un permesso di costruire in una zona priva di trattamento collettivo è subordinato alla validazione preventiva del futuro impianto. Il richiedente deve giustificare il dimensionamento della costruzione (numero di locali, frequentazione, attività...), la natura del suolo e la sua permeabilità, la pendenza del terreno, e fornire gli elaborati, il volume della fossa e la superficie del dispositivo. Il SPANC (Servizio pubblico di trattamento non collettivo delle acque reflue) rilascia un parere da allegare al fascicolo di istruttoria.
Una volta realizzata la costruzione, il titolare del permesso deve ottenere dal SPANC una constatazione dello stato dei luoghi prima del rinterro del sistema. A tal fine il servizio effettua una visita del bene al momento del collaudo dell’opera. Una domanda di provvedimento di trattamento non collettivo prende atto della configurazione definitiva dell’impianto. Il certificato di conformità consente di dimostrare, in caso di vendita dell’immobile, la corretta progettazione dell’impianto.


Al momento della riqualificazione di un impianto difettoso


Il proprietario deve assicurare la manutenzione regolare e far svuotare periodicamente il proprio impianto da una persona autorizzata dal rappresentante dello Stato nel dipartimento, al fine di garantirne il buon funzionamento.
A seguito di un controllo (periodicità massima di 10 anni, conformemente all’art. 2224-8-III, comma 2, del Codice generale degli enti territoriali francese), se viene constatata la non conformità dell’impianto, tale da generare rischi ambientali accertati o da poter incidere sulla salute, sono prescritti lavori che devono essere realizzati entro 4 anni (art. L 271-4 del Codice della costruzione e dell’abitazione francese), (art. L-1331-1-1 del Codice della sanità pubblica francese). Tale durata è ridotta a 1 anno in caso di vendita del bene immobile.


Al momento della vendita di un immobile edificato dotato di un impianto di trattamento non collettivo


In occasione della vendita di un immobile, la normativa impone al venditore l’obbligo di informare l’acquirente su vari punti mediante il fascicolo di diagnosi tecnica. Egli deve in particolare consegnargli il documento redatto all’esito del controllo degli impianti di trattamento non collettivo delle acque reflue di cui all’articolo L. 1331-11-1 del Codice della sanità pubblica francese.
La domanda di verifica deve essere previamente depositata presso il SPANC locale, che si pronuncia sulla conformità o sulla non conformità dell’impianto e può prescrivere lavori, precisando le cause del malfunzionamento e gli interventi necessari per porvi rimedio.
Il notaio procede alle verifiche dei documenti necessari alla redazione dell’atto e consiglia il venditore riguardo alla sua responsabilità in materia di vizi occulti e l’acquirente riguardo agli obblighi di messa a norma dell’impianto difettoso. Egli allega la diagnosi dell’impianto di trattamento non collettivo al precontratto e all’atto di vendita.
Quando il rapporto di visita rileva una non conformità, il nuovo proprietario deve realizzare i lavori entro l’anno successivo alla vendita (art. L 271 del Codice della costruzione e dell’abitazione francese). A tal fine egli contatta il SPANC e gli sottopone il proprio progetto di riqualificazione prima di qualsiasi realizzazione di lavori. Il SPANC verifica poi la loro corretta esecuzione.


Obbligo di allacciamento alla rete collettiva


Quando un immobile è situato in una zona dotata di una rete di trattamento collettivo delle acque reflue, qualunque ne sia la natura e le caratteristiche, il proprietario ha l’obbligo di allacciarsi alla rete collettiva entro due anni dalla sua messa in servizio, salvo deroga concessa dal comune quando il bene è difficilmente allacciabile e dispone di un impianto autonomo che riceve le acque reflue domestiche (art. L 1331-1 del Codice della sanità pubblica francese). Il proprietario può essere messo in mora di allacciarsi e di rendere, fin dalla realizzazione dell’allacciamento, l’impianto precedente inservibile o non idoneo a creare nocumento (art. L1331-5 del Codice della sanità pubblica francese). In caso contrario i lavori possono essere eseguiti d’ufficio, a sue spese (art. L.1331-6 del Codice della sanità pubblica francese); egli sarà allora tenuto al pagamento di una somma almeno pari al canone che avrebbe pagato al servizio pubblico di trattamento delle acque reflue se il bene fosse stato allacciato o dotato di un impianto autonomo a norma.

Acque reflue: obblighi e controlli in caso di trattamento non collettivo

I proprietari di abitazioni non servite da una rete pubblica hanno l’obbligo di dotarsi di un sistema autonomo (detto individuale) di trattamento sia delle acque nere (provenienti dai servizi igienici) sia delle acque grigie (provenienti da lavabi, cucina, lavatrice...) prima di scaricarle nell’ambiente naturale.

Nel corso delle revisioni della normativa è stato adottato un approccio realistico e pragmatico al fine di individuare le situazioni alle quali occorre dare una risposta. La protezione dell’acquirente immobiliare e l’introduzione delle diagnosi (volte a una maggiore trasparenza contrattuale: piombo, termiti, gas, elettricità...) hanno portato a una riflessione sulla necessità di diagnosi "trattamento non collettivo delle acque reflue" per informare l’acquirente dell’incidenza e delle conseguenze, in particolare finanziarie, di una rimessa a norma, o addirittura della necessità di un impianto o di un allacciamento alla rete collettiva successivamente al suo acquisto.

Con la legge ELAN i SPANC hanno ottenuto un’autonomia rispetto ai comuni. Il loro ruolo è verificare la corretta esecuzione dei lavori di realizzazione e di riqualificazione nonché il buon funzionamento e la manutenzione degli impianti esistenti e, a tal fine, procedere a verifiche regolari e prescrivere eventualmente lavori di riqualificazione. Le diverse modifiche normative apportate hanno per obiettivo l’introduzione di regole chiare e uniformi e un rinnovamento progressivo degli impianti di trattamento non collettivo (ANC), imperniato su 2 assi:

  • la realizzazione di impianti nuovi di qualità e conformi,
  • le riqualificazioni prioritarie degli impianti che presentano un pericolo sanitario o rischi accertati di inquinamento dell’ambiente.

Acque reflue: vendita e trattamento collettivo

L’articolo L1331-5 del Codice della sanità pubblica francese prevede che " Le opere necessarie per portare le acque reflue alla parte pubblica dell’allacciamento sono a carico esclusivo dei proprietari e devono essere realizzate alle condizioni fissate all’articolo L. 1331-1. Il comune controlla la conformità dei relativi impianti ". Il comune può esigere, con provvedimento comunale, che una diagnosi di trattamento collettivo sia redatta in occasione di una vendita di bene immobile

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