Redigere il proprio testamento senza parlare francese? È possibile, ma a determinate condizioni

Aggiornato il mercoledì 5 marzo 2025

In un mondo in cui le frontiere si attenuano e in cui numerose persone straniere vengono a vivere in Francia, una domanda si pone di frequente: come redigere le proprie ultime volontà in francese quando non si parla la lingua, o la si parla male?
Un vero rompicapo giuridico al quale la legge e i tribunali hanno progressivamente dato risposta.

Prima del 1994: soluzioni limitate

All’epoca esistevano due opzioni, ma nessuna era ideale.

Ciò che era consentito:

  • un testamento olografo scritto di pugno dal testatore nella propria lingua, con il rischio che fosse mal interpretato in Francia;
  • un testamento pubblico (dettato a un notaio in presenza di testimoni o di due notai), obbligatoriamente redatto in francese (articolo 2 della costituzione francese).

Questa soluzione implicava che il notaio e i testimoni scelti parlassero correntemente la lingua del testatore. Per evitare ogni vizio del consenso, il notaio è infatti autorizzato a ricevere le ultime volontà di una persona dettate in una lingua straniera soltanto se la padroneggia (Cass. req., 12 agosto 1868). Lo stesso vale per i testimoni (CA Rennes, 8 gennaio 1884).

Condizioni talvolta difficili da soddisfare.

Ciò che era vietato:

  • un testamento olografo in francese, quando il testatore non parla e non comprende questa lingua (Civ. 1ª, 9 giugno 2021, n. 19-21.770);
  • un testamento pubblico con il ricorso a un interprete, non potendo il notaio ricevere un atto se non conosce la lingua di cui si serve il testatore (Cass. 1ª civ., 18 dicembre 1956).

1994-2015: la comparsa del testamento internazionale

Per ovviare a queste difficoltà, nel 1994 è stato introdotto in Francia il testamento internazionale (convenzione di Washington del 28 ottobre 1973).
Il testamento internazionale doveva così poter circolare più facilmente, avendo tutti i paesi firmatari della convenzione convalidato le sue condizioni di forma.

Questo tipo di testamento offre una possibilità interessante: redatto dal testatore (a mano, a macchina, …) in una lingua che conosce, egli deve dichiarare davanti a due testimoni e a un notaio che il documento è effettivamente il suo testamento e che ne conosce il contenuto, poi lo firma, così come i testimoni e il notaio. Quest’ultimo gli rilascia un’attestazione conforme al modello stabilito dalla Convenzione di Washington.

La Convenzione restava però silente sulla possibilità di essere assistiti da un interprete. La Corte di cassazione francese ne ha naturalmente dedotto che ciò non fosse possibile (Cass. 1ª civ., 2 marzo 2022, n. 20-21.068): il testatore deve comprendere la lingua che impiega nel proprio testamento.

Per questa ragione, trent’anni dopo la sua introduzione, il testamento internazionale non ha incontrato il successo sperato.

2015-2025: un allentamento per i testamenti pubblici

Di fronte alle difficoltà incontrate, la legge evolve nel 2015 (L. n. 2015-177, 16 feb. 2015) e il legislatore autorizza il ricorso a un interprete per i testamenti pubblici, a condizione che sia iscritto in un albo di periti giudiziari (articolo 972 del Codice civile francese).
Questa soluzione non è invece estesa ai testamenti internazionali: il testatore deve dunque padroneggiare la lingua impiegata nel proprio testamento.

2025: ricorso a un interprete autorizzato per il testamento internazionale

Il 17 gennaio 2025 la posizione della Corte di cassazione cambia (ricorso n. 23-18.823): d’ora in avanti un testamento internazionale può essere redatto in francese a condizione che un interprete giurato assista il testatore.

La lingua non costituisce più un ostacolo alla validità del testamento, purché siano rispettate le regole di forma dei testamenti pubblici e un interprete certificato garantisca la corretta comprensione delle volontà del testatore.

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