Non esiste una definizione giuridica degli specchi d'acqua, dei laghi, delle pozze e degli stagni. Un lago è spesso più grande di uno specchio d'acqua o di uno stagno, che a sua volta ha una superficie superiore a quella di una pozza. Essi costituiscono beni privati quando si trovano su un terreno appartenente a un proprietario privato.
Le acque correnti
L’acquisto di uno specchio d’acqua può rispondere a progetti diversi: produzione ittica, irrigazione delle proprie colture, abbeveraggio del bestiame o lotta contro gli incendi... Ma può anche consentire di praticare un’attività di svago come la pesca o la caccia.
Occorre distinguere le acque correnti dalle acque stagnanti. In materia di specchi d’acqua e corsi d’acqua, il Codice civile francese distingue due tipi di regimi giuridici: la proprietà e l’uso.
Le acque piovane
Diritto d’uso e di disposizione del proprietario del fondo
« Ogni proprietario ha il diritto di usare e di disporre delle acque piovane che cadono sul suo fondo » (articolo 641, comma 1, del Codice civile francese).
I limiti a tale diritto
Tuttavia, alcune misure regolamentari possono limitare questo diritto di proprietà, in particolare quelle previste dalla polizia delle acque o quelle relative alla lotta contro le inondazioni, alla salubrità pubblica o alla protezione della viabilità pubblica.
Le acque sorgive
Diritto d’uso del proprietario del fondo
« Colui che ha una sorgente nel proprio fondo può sempre usare delle acque a suo piacimento nei limiti e per le esigenze della sua proprietà » (articolo 642, comma 1, del Codice civile francese).
La sorgente è un bene immobile distinto dal fondo e può quindi essere venduta, ipotecata ecc.
I limiti a tale diritto
- Questo diritto d’uso si esercita solo entro i limiti della proprietà: un ruscello formato dalle acque sorgive costituisce un’acqua corrente utilizzabile dai frontisti (articolo 644 del Codice civile francese).
- Esiste inoltre un diritto d’uso a favore « dei proprietari dei fondi inferiori che, da oltre trent’anni, hanno realizzato e ultimato, sul fondo in cui sgorga la sorgente, opere apparenti e permanenti destinate a utilizzare le acque o ad agevolarne il passaggio nella loro proprietà » (articolo 642, comma 2, del Codice civile francese).
- Alcuni limiti sono posti dalle leggi e dai regolamenti di polizia: “La derivazione delle acque di un corso d’acqua non demaniale, di una sorgente o di acque sotterranee, intrapresa a fini di interesse generale da un ente pubblico o dal suo concessionario, da un consorzio o da qualsiasi altro ente pubblico, è autorizzata con un atto che dichiara i lavori di pubblica utilità”. (articolo L. 215-13 del Codice dell’ambiente francese)
- È necessario presentare una dichiarazione o ottenere l’autorizzazione preventiva per « gli impianti, le opere, i lavori e le attività realizzati a fini non domestici da qualsiasi persona fisica o giuridica, pubblica o privata, e che comportino prelievi dalle acque superficiali o sotterranee, restituiti o meno, una modifica del livello o delle modalità di deflusso delle acque » (articolo L. 214-1 del Codice dell’ambiente francese).
Le acque sotterranee
Nessun testo fonda il diritto di proprietà, se non in termini molto generali con l’articolo 552 del Codice civile francese: « La proprietà del suolo comporta la proprietà di ciò che sta sopra e di ciò che sta sotto ».
Le acque stagnanti
Gli stagni, le pozze e i laghi
Non esiste una definizione di legge di questi specchi d’acqua. Si tratta di superfici di acque dolci stagnanti, naturali o artificiali, alimentate da un corso d’acqua, da una sorgente, da pompaggi nella falda o dal ruscellamento delle acque piovane.
Il Codice dell’ambiente francese distingue gli stagni destinati alla piscicoltura (C. amb., art. L436-6) dagli altri specchi d’acqua;
Occorre inoltre distinguere le acque chiuse (dalle quali gli eventuali pesci non possono uscire, decreto del 15 maggio 2007) dalle acque libere non attrezzate (il pesce non appartiene al proprietario del terreno, che dovrà pagare un’imposta per pescare) o dalle acque libere attrezzate (piscicolture).
Proprietà
Gli stagni e le pozze appartengono a chi li ha formati trattenendo le acque piovane o le acque sorgive (acque chiuse). Il proprietario è proprietario dell’acqua, del terreno che essa ricopre e dei prodotti che essa contiene. Ciascuno è libero di creare uno stagno sul proprio terreno con la riserva di non generare molestie ai fondi vicini. Esempio: quando lo stagno è formato dalle acque piovane, il proprietario del fondo non può aggravare la servitù di scolo delle acque (articolo 640 del Codice civile francese).
Limiti al diritto di proprietà
Il diritto di proprietà può tuttavia essere limitato da:
- l’esistenza di servitù.
- quando lo stagno è alimentato e attraversato da un corso d’acqua, esso segue il regime giuridico applicabile a quest’ultimo.
- la polizia delle acque: lo stagno deve essere stato dichiarato alla Direzione dipartimentale dei territori (articolo L. 214-1 del Codice dell’ambiente francese).
Se lo stagno non è « fondé en titre » (se non figura sulla carta di Cassini o su un documento che ne provi l’esistenza prima del 1789) e se nessuna dichiarazione è stata presentata alla DDT, la sua stessa esistenza può essere rimessa in discussione.
In caso di vendita, è necessario ottenere la prova di tale dichiarazione o titolo.
Attenzione ai diritti di prelazione di alcuni organismi: SAFER, Stato, Conservatoire d’Espaces Naturels… che possono quindi acquistare in via prioritaria.
- la polizia della pesca: conformemente all’articolo L. 431-3 del Codice dell’ambiente francese, il diritto della pesca in acque dolci si applica agli specchi d’acqua che comunicano naturalmente con un corso d’acqua, un ruscello o un canale (in acque libere), ad eccezione dei fossi, canali, stagni, bacini e altri specchi d’acqua nei quali il pesce non può passare naturalmente (acque chiuse) (articoli L. 431-4 e R. 431-7 del Codice dell’ambiente francese).
- le norme in materia di salubrità: emanate dal sindaco nell’ambito della sua missione di sorveglianza dello stato dei ruscelli, dei fiumi, degli stagni, delle pozze o degli accumuli d’acqua (articolo L. 2213-29 del Codice generale degli enti territoriali francese).